Articolo
All that you can’t leave behind
Ci hanno fatto aspettare tanto ma ne valsa la pena!
Questo è il primo pensiero che mi è passato per la testa. Prima ci avevano fatto sognare con canzoni come “Pride”, “Sunday Bloody Sunday”, “One” e tante altre, poi tutto ad un tratto un cambio di rotta il rock sembrava non interessargli più: tanti esperimenti, tanti fallimenti.
Poi tutto ad un tratto due anni fa esce una raccolta dei grandi successi (e non) del passato, allora si comincia a sperare: forse anche gli U2 si sono resi conto che è nel passato che devono cercare le loro origini.
Così nasce questo album, venuto alla luce per essere un successo.
Certo i palati raffinati si potranno lamentare perché le canzoni hanno un’attenzione molto commerciale, del resto secondo me è meglio un album commerciale bello di uno artistico brutto.
Dal punto di vista tecnico Bono ci stupisce sempre con la sua voce superlativa, mentre The Edge come al solito fa poco ma con il gusto che lo contraddistingue.
In definitiva si tratta di un album da non perdere per tutti (obbligato per i fan degli U2).
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| Voto:7,5/10 |
| -biondo- |